p 166 .

Paragrafo 3 . I tre stadi.

     
Introduzione.

La  scelta  finale di Kierkegaard  stata quella  religiosa.  In
fondo,  tutta  la  sua  vita  ha  teso  verso  quella  scelta.  Il
cristianesimo  come  paradosso, la fede che  parla  al  cuore  del
singolo, al di fuori di ogni Chiesa e contro ogni Chiesa,  la via
che Kierkegaard ha scelto per s.
     Ma  la  realt  offre  altre  possibilit.  Oltre  alla  vita
religiosa, Kierkegaard analizza e descrive la vita estetica  e  la
vita etica.

La dialettica dell'esistenza.
     
I  tre stadi di cui parla Kierkegaard sono quanto di pi lontano
si   possa   immaginare  dalla  dialettica  hegeliana.   Essi   si
riferiscono al singolo, non hanno alcuna valenza universale, non
sono  l'articolazione di un sistema; ma - soprattutto -  non  sono
legati  tra loro da nessuna legge: possono seguirsi l'un  l'altro,
ma possono anche restare isolati. Ciascun individuo pu fermarsi a
uno  dei  primi stadi o giungere direttamente alla vita  religiosa
senza  essere passato dai precedenti. Ogni stadio ha una  validit
sua  propria:  Il momento estetico e il momento etico,  prima  di
negarsi e dissolversi nel momento religioso, sono e valgono per se
stessi, quali forme categoriali imperiture della vita umana(32).
     
p 167 .

La vita estetica.
     
All'interno  di  Aut-Aut (1843) si trovano  due  parti  importanti
dedicate   alla  vita  estetica:  Don  Giovanni   e   Diario   del
seduttore.(33)
     Nell'estetica  di Kierkegaard - come  stato  scritto  -  non
troviamo teorie sull'arte o sul bello, ma figure di gaudenti e di
esteti  che  vogliono  ritrarre dalla  vita  il  massimo  piacere,
creando un'opera d'arte della loro stessa esistenza(34).
     Kierkegaard    troppo  ostile  al  linguaggio  filosofico  e
sistematico per poter produrre ed esprimere una qualche teoria  in
termini  universali: egli fa parlare il singolo,  si  cala  in
esso e ne scandaglia la mente e il cuore.
     Kierkegaard  presenta  due  tipi di esteta-seduttore.(35)  Il
primo    il  Don Giovanni. Esso rappresenta e incarna  una  forza
cosmica,   l'eterno  potere  della  sensualit,   la   spontaneit
naturale. Don Giovanni non ricorre ad astuzie, artifici o raggiri:
si  limita  a  desiderare, e il suo desiderio ha  l'effetto  della
seduzione; egli gode il soddisfacimento del desiderio; non appena
l'ha  goduto cerca un altro oggetto, e cos all'infinito(36).  In
questa rincorsa al soddisfacimento del desiderio, Don Giovanni non
  un vero seduttore: non progetta, non riflette - gliene manca il
tempo  -,  si  abbandona semplicemente all'istinto, e  non    mai
sazio.
     Un  seduttore  deve  perci  possedere  un  potere  che  Don
Giovanni  non ha, per quanto bene equipaggiato egli sia per  tutto
il  resto; la potenza cio della parola(37). Il seduttore  colui
che sa parlare con una donna in modo tale che se anche il diavolo
lo  portasse via, se ne saprebbe liberare se riuscisse  a  parlare
con la bisnonna del diavolo(38).
     Questa  figura    rappresentata da  un  altro  Giovanni,  il
protagonista  del Diario del seduttore. Qui scompare completamente
l'eros,  la molla che spinge il seduttore  tutta cerebrale  (egli
soffriva  -  scrive Kierkegaard - di una exacerbatio cerebri(39)):
Dal  diario stesso si ricava che sempre gli appartenne una  certa
ricercatezza: non bramava ad esempio nient'altro che un saluto, se
il
     
     p 168 .
     
     saluto era quanto di meglio offriva la vittima designata, e a
nessun prezzo avrebbe accettato di pi. Avvalendosi delle sue doti
naturali,  egli  sapeva circuire una fanciulla fino  al  punto  da
legarla  a  s, senza curarsi poi di possederla in senso  stretto.
Immagino  che  sapesse spingere una fanciulla  fino  al  punto  da
essere  poi  sicuro  che tutto ella avrebbe sacrificato  per  lui.
Giunto  a tanto, troncava ogni cosa, senza che da parte sua  fosse
occorsa  la  bench minima pressione, senza che  un  solo  accenno
fosse stato fatto all'amore, senza neppure una dichiarazione o una
promessa(40).
     Giovanni  usa  tutta  la  sua  intelligenza  per  sedurre  la
diciassettenne Cordelia, per circuire la servit e  i  parenti  di
lei,  fino  a  riuscire ad incontrarla da solo, in una  casa  dove
tutto    stato  predisposto  con  meticolosit  ossessiva,  dalle
suppellettili che devono risultare familiari alla fanciulla,  allo
spartito aperto sul leggio del pianoforte, alla traduzione tedesca
di Amore e Psiche di Apuleio posata sul tavolino, e cos via.
     E  poi, non appena la fanciulla innamorata gli si  data,  il
seduttore fugge; finita la resistenza il suo ingegno non ha pi la
possibilit di esplicarsi, la sua forza si trasforma in debolezza.
Ormai  tutto    finito,  e io chiedo di  non  vederla  mai  pi.
Allorch  una  fanciulla  ha  tutto donato,    franta,  tutto  ha
perduto;  perch  se nell'uomo l'innocenza  un momento  negativo,
nella  donna    l'essenza  della  vita.  Ora  ogni  resistenza  
impossibile,  e solo finch c'  bello amare; quando    cessata,
amare diviene abitudine e debolezza. Non desidero ricordare questa
relazione  con  lei [...]. Non prender neppure  commiato  da  lei
[...]. Se fossi un dio farei per lei quel che Nettuno fece per una
ninfa, la tramuterei in un uomo(41).
     L'esteta,  sia nella sua versione passiva di  Don  Giovanni
sia  in  quella attiva del seduttore, in realt non  sceglie:  
subordinato  alla natura che lo spinge o che gli si oppone,  e  in
questa  natura  si disperde. L'esteta pertanto   dispersivo,  non
riesce  a  trovare  il  proprio io; e il  correre  indifferenziato
dietro  al piacere, che lo porta all'indifferenza verso il  mondo,
genera in lui la noia e la disperazione.
     
La vita etica.
     
L'abbandono della vita estetica in favore della vita etica  non  
un  passaggio n graduale n necessario, ma una scelta: la  scelta
di scegliere. E' possibile restare per tutta la vita nella noia  e
nella  disperazione  dello  stadio estetico.(42)  Ma  Chi  vive
esteticamente  non  pu  dare della sua vita  nessuna  spiegazione
soddisfacente, perch egli vive sempre solo nel momento, e ha  una
coscienza  soltanto  relativa e limitata di se stesso(43).  Dalla
ricerca  dell'interezza del proprio io pu  venire  la  spinta  al
salto verso l'eticit, verso l'uscita dall'indifferenza.
     La  vita estetica  la vita della non scelta: se l'individuo,
dopo  che  gli  si    rivelata la dimensione  etica,  sceglie  di
perseverare nella vita estetica, egli  di fatto gi nello  stadio
etico,  perch  ha  operato  una  scelta  che  determina  la   sua
condizione.
     
     p 169 .
     
     La  scelta della vita etica non nasce, quindi, da un processo
razionale,   da   una  riflessione,  ma  dalla  disperazione:   la
razionalit  pu produrre il dubbio, ma il dubbio   insufficiente
per  una  svolta  radicale  come quella necessaria  per  accettare
l'eticit;  il  dubbio  non coinvolge  tutto  l'io,  il  dubbio  
parzialit: la disperazione  totalit.(44)
     Come  nella vita estetica, anche in quella etica il punto  di
riferimento    la  donna.  Ma non pi come  oggetto  del  piacere
sensuale   di   Don   Giovanni  o  di   un   raffinato   desiderio
intellettuale,  bens  come strumento di  riconciliazione  con  il
mondo,  con  la sua finitezza e con le sue regole.(45) Lo  spirito
dell'uomo,  che tende all'infinito in una continua  e  disordinata
ricerca, pu trovare nella scelta etica del matrimonio quel legame
con  il  mondo  e con la vita sociale sconosciuto all'esteta.  Nel
lavoro  e  nel matrimonio, nell'accettazione della propria  sorte,
insieme  alla  concretezza  storica  della  propria  vita,  l'uomo
realizza  il  proprio dovere e, attraverso di esso,  il  carattere
universale della propria natura.
     L'assessore Guglielmo, che in Aut-Aut simboleggia  l'eticit,
 sposato felicemente e - nonostante gli ripugni fare esperimenti
psicologici   nel   campo  dell'amore  -  descrive   il   proprio
atteggiamento  di  fronte  all'amore  che  un'ipotetica  fanciulla
potrebbe  dimostrargli: Non posso immaginare  d'essere  amato  da
un'altra donna che quella alla quale sono legato, se non nel  modo
in cui essa mi rende tanto felice, ma tenter ugualmente di farlo.
Supponiamo  dunque,  in qualunque modo sia accaduto,  che  io  sia
diventato oggetto di un tale amore. Non mi renderebbe felice e  io
non  lo  accetterei mai. Non perch lo disdegnerei (Dio sa se  non
preferirei avere sulla coscienza un assassinio piuttosto che  aver
mortificato  l'amore di una fanciulla); ma non lo permetterei  per
amore  di  lei.  [...] desidero essere amato da mia  moglie  tanto
intensamente  quanto  umanamente possibile, e  soffrirei  se  non
fossi  amato  cos;  ma non desidero altro,  non  permetterei  che
l'animo di qualcuno dovesse soffrire danno per causa mia(46).
     Naturalmente il marito fedele  un simbolo cui non pu essere
ricondotta tutta l'eticit. La vita etica rende l'uomo padrone  di
s:  la  scelta che ha fatto (il matrimonio) non gli  preclude  la
possibilit di altri amori; ma ormai egli  in grado di scegliere,
e  continua  a  farlo: Ritorno alla mia categoria  (non  sono  un
logico,  e  ho una sola categoria, ma ti assicuro che  la  scelta
del mio cuore e del mio pensiero, la delizia della mia anima e  la
mia beatitudine): ritorno all'importanza dello scegliere(47).
     L'etica  di cui parla Kierkegaard ha ben poco a che fare  con
la concezione dell'etica tradizionale - codificata dalle Chiese in
una  serie  di  formule(48) - la cui osservanza comporterebbe  una
vita  brutta e assai noiosa: per lui, kantianamente, Il  dovere
non    una  imposizione, ma qualche cosa che    compito  per  la
personalit.  Quando  il  dovere vien visto  cos,  l'individuo  
giustamente  orientato  in se stesso.  Il  dovere  dunque  non  si
frantumer  in  una  somma di singole imposizioni,  perch  questo
denoterebbe che egli sta solo in
     
     p 170 .
     
     un  rapporto  esteriore con esso. Egli si  immedesimato  nel
dovere  che    per lui l'espressione del suo essere  pi  intimo.
Quando  egli  si  orientato in se stesso cos, si    sprofondato
nell'etica,  e  non  correr col fiato grosso in  caccia  del  suo
dovere.  Il  vero  individuo etico perci  ha  una  calma  ed  una
sicurezza  in  s,  perch non ha il dovere fuori  di  s,  ma  in
s(49).
     Questa   sicurezza,   per,  pu  nascondere   il   perdurare
dell'angoscia che deriva dalla finitezza del singolo, e dalla  sua
aspirazione  all'Assoluto. La scelta dell'Assoluto (pi  vicina  a
Hegel  che a Kant) porta l'uomo alla completa realizzazione di  s
nella vita religiosa.
     
La vita religiosa.
     
Se  il  passaggio dallo stadio estetico a quello etico  non    il
frutto  di un processo graduale e razionale, a maggior ragione  la
scelta  della vita religiosa si configura come un salto, un  colpo
di  fortuna  o  di  audacia.(50) Infatti le caratteristiche  della
religiosit  di  Kierkegaard e la dimensione paradossale  del  suo
cristianesimo,  contrapposto alla Cristianit, sono  la  negazione
dell'eticit:  la fede cancella ogni norma morale che  l'uomo  pu
aver  trovato in s: quale peccato  pi grande del  venir  meno
all'amore  paterno e addirittura organizzare la morte del  proprio
figlio?  Eppure  questo  ci che Dio chiede ad Abramo,  e  Abramo
ubbidisce.
     All'interno  del  problema  religioso  di  cui  abbiamo   gi
parlato,  un  momento  particolare    quello  della  scelta.   Il
passaggio alla vita religiosa  una risposta alla chiamata di Dio,
e  quindi sembra perdere le caratteristiche della scelta: solo  se
chiamati si pu rispondere;  Dio che ci sceglie. Ma Dio - osserva
Kierkegaard  -  pu  sceglierci solo se noi  scegliamo  di  essere
scelti.
     Io posso fare il grande salto al trampolino con cui trapasso
nell'infinito,  la  mia schiena  come quella  di  un  saltimbanco
snodato fin dall'infanzia: perci il salto per me  facile  -  un,
due, tre ... e io posso tuffarmi nell'esistenza. Ma non posso fare
il  salto  seguente e lo strano non  che io non posso  farlo,  ma
solo  perch  mi  spaventa. Certo, se Abramo, nel momento  in  cui
mont  sull'asino, si fosse detto: ora Isacco  perduto, io potrei
anche  benissimo sacrificarlo qui a casa, piuttosto  che  fare  il
lungo viaggio al monte Moria - non avrei bisogno di Abramo, mentre
ora  m'inchino  sette volte davanti al suo nome e  settanta  volte
davanti al suo gesto(51).
     La   scelta  di  sacrificare  il  figlio  non     ancora   -
paradossalmente  - il passaggio alla fede: egli pu  forse  amare
Dio,  ma  non credere, e colui che ama Dio senza fede riflette
su se stesso; colui che ama Dio credendo, riflette su Dio(52).
